Uno progetto della Fondazione Policlinico Universitario Campus Biomedico di Roma ha evidenziato una prevalenza di infezione da HCV nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA) doppia rispetto alla popolazione generale, sottolineando l’urgenza di implementare strategie di screening mirate in queste strutture, in linea con l’obiettivo dell’Oms di eliminare l’epatite C come minaccia per la salute pubblica entro il 2030
I ricercatori e clinici della Fondazione Policlinico Universitario Campus Biomedico di Roma hanno portato avanti un progetto di sensibilizzazione e screening per infezione da HCV all’interno di residenze sanitarie assistenziali (RSA) su territorio nazionale sotto l’egida e promozione della SIGG (Società italiana di Gerontologia e Geriatria).
L’obiettivo del progetto è stato quello di far emergere anche questa popolazione “sommersa” nella quale, si ritrovano, tra l’altro, anche i pazienti psichiatrici.
Il primo step è stato il dato di prevalenza anticorpale effettuato su sangue capillare su circa 1350 pazienti sparsi su tutto il territorio. Come atteso, il dato di anti-HCV positività risultava elevato e si attestava intorno al 4%.
In seguito, è stato direttamente effettuata ricerca su sangue di anti-HCV e viremia, a partire da un primo gruppo di circa 450 pazienti.
Oltre a confermare il tasso di positività anticorpale elevato, si documentava tasso di infezione attiva del 2.3%.
In seguito si è cercato di estendere tale ricerca al maggior numero di pazienti possibile, raggiungendo, attualmente, quasi 850 pazienti.
I dati suggeriscono, quindi, che la prevalenza di infezione da HCV tra i residenti delle RSA sia maggiore, di circa il doppio, rispetto a quella riscontrata nella popolazione generale.
Il dato è rilevante perché legato in parte all’età della popolazione presa in considerazione, in parte al fatto che nelle RSA risiedono anche pazienti psichiatrici, i cui comportamenti potrebbero metterli a maggior rischio di contagio.